E se ritornassimo a un’azienda sanitaria autonoma isontina?

Preoccupazione per la sempre più frequente marginalizzazione della sanità isontina

Con un ritardo di quasi quattro mesi, la Giunta regionale ha approvato lo scorso 5 febbraio le “Linee guida per il Servizio Sanitario Regionale”. Senza entrare nel dettaglio dei singoli temi affrontati in tale documento (peraltro molto simile a quello del 2020 e per nulla innovativo su tanti punti) le singole aziende sanitarie avranno tempo fino al 31 marzo per presentare il PAL, il Piano Attuativo Locale.
Quella sarà la cartina di tornasole delle reali volontà (non solo a parole) da parte dell’azienda sanitaria – dal 2020 diventata ASUGI – di sviluppare la sanità isontina e con essa gli ospedali di Gorizia e Monfalcone, nonché i Distretti sanitari dell’alto e basso isontino.
Non c’è dubbio che la pandemia da Covid-19, e tutto ciò che ne sta conseguendo, segnerà in maniera significativa lo stesso futuro del sistema sanitario nazionale e regionale, nonché l’atteggiamento della politica nei confronti delle politiche sanitarie. Ecco perché trovo davvero scorretto addossare, a maggior ragione nel periodo che stiamo vivendo, da parte dei vertici della Regione e di qualche sindaco del nostro territorio, sempre tutte le colpe “a chi c’era prima”, facendo così diventare lo scaricabarile lo sport di moda: quando si amministra, a maggior ragione chi lo fa da più di due anni e mezzo come Fedriga e la sua coalizione, è giusto prendersi le proprie responsabilità, nel bene e nel male.
La legge che riordina le aziende sanitarie è di fine 2018, il commissariamento delle aziende esistenti è del 2019, e la norma di riorganizzazione della sanità regionale è stata pubblicata il 12 dicembre 2019: ai lettori il giudizio sulle responsabilità di ciascuno.
I segnali di preoccupazione sulla sempre più frequente marginalizzazione della sanità isontina all’interno della nuova azienda sanitaria con Trieste ci sono tutti: a fronte della mancanza, nelle strutture sanitarie e territoriali di Gorizia e Monfalcone, di diversi Direttori di SOC – strutture operative complesse, l’ASUGI cosa fa? Bandisce un concorso pubblico per l’assunzione di un dirigente addetto alla “Comunicazione”!!!
Come non stigmatizzare la vacanza di titolarità dei posti di Responsabile dei due Distretti dell’alto e basso isontino, proprio nel momento in cui proprio il Covid ha fatto emergere in maniera palese la necessità di rafforzare la sanità territoriale.
Come non essere preoccupati dei sempre più frequenti disagi che interessano migliaia di cittadini circa la carenza dei medici di base – da Grado a Gradisca, da Fossalon a Villesse, da Sagrado a Staranzano, da Romans a Boscat – disagi ai quali Regione e Azienda Sanitaria sono in preoccupante ritardo?
Come non rilevare che rumors sempre più frequenti assegneranno a professionisti triestini la responsabilità dei cosiddetti “dipartimenti”, cioè le strutture di coordinamento organizzativo di area vasta aziendale per gli ospedali di Trieste, Monfalcone e Gorizia? Forse che i professionisti che operano nell’isontino non sono all’altezza?
Come PD avevamo paventato già a fine 2018 (al momento dell’approvazione della legge regionale di riordino delle aziende sanitarie) il rischio che annettere a Trieste la sanità isontina avrebbe significato spostare lì il centro delle decisioni e rendere del tutto marginale il territorio dell’alto e basso isontino. Il nostro non vuole essere allarmismo fine a sé stesso, né tanto meno il piangersi addosso che anche in un recente passato andava di moda, ma vuole manifestare la seria preoccupazione per quanto sta avvenendo nella sanità regionale.
Una volta terminata la pandemia, a fronte della riorganizzazione della sanità del Friuli Venezia Giulia che da
più parti tutti reclamano, e di fronte a tale situazione, ritornare ad un governo diretto della sanità isontina, con
un’azienda autonoma, meriterebbe una qualche riflessione.

di Diego Moretti, Segretario provinciale del Partito Democratico

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