I Balcani durante la presidenza slovena dell’UE

di Rudi Pavšič

La Slovenia, con il primo luglio, per la seconda volta, presiederà il Consiglio dell’Unione Europea e guiderà i lavori dell’istituzione europea che riunisce i ministri dei 27 Stati membri. E saranno i Balcani il tema principale del semestre sloveno. Una questione non da poco in quanto rappresentano il nostro futuro e i destini, non soltanto dell’Europa, ma pure della Turchia e del suo ruolo strategico, senza dimenticare la Cina e la Russia che sono dietro all’angolo in attesa degli sviluppi.
Durante l’ultimo incontro a Roma tra i ministri degli Esteri Di Maio e lo sloveno Anže Logar l’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali e stato il tema principale su cui l’Italia e la Slovenia condividono la stessa visione strategica. Occorre dare nuovo slancio al processo d’allargamento, a cominciare dai negoziati con Albania e Macedonia del Nord. Solo una prospettiva europea tangibile e credibile è in grado di ancorare saldamente i Balcani occidentali all’Europa, ai suoi valori, ed evitare un ritorno ai sentimenti nazionalisti nella regione. Alla Slovenia, dunque, il compito di predisporre le basi per dare inizio alle trattative con Albania e Macedonia del Nord.
Detto, fatto? Nemmeno per sogno. Le problematiche sono tante e complicate che sarà già un miracolo se le nazioni interessate riusciranno a sedere intorno ad un tavolo e parlare di futuro. La storia ci ha insegnato che in questa Regione anche le cose semplici diventano complicate e tutt’altro che risolvibili.
Se ne è accorta pure la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al recente incontro con il Presidente della Slovenia Borut Pahor. Si è parlato sull’andamento della riunione dei leader dell’Iniziativa del processo di Brdo-Brijoni, che è stata organizzata dalla Slovenia e che non ha sortito dei risultati eclatanti. Pahor ha fatto presente alla leader europea che l’iniziativa politica, che riunisce i leader di Slovenia, Croazia, Serbia, Kosovo, Montenegro, Albania, Macedonia del Nord e Bosnia-Erzegovina, ha ribadito che l’allargamento dell’Unione europea ai paesi dei Balcani occidentali è una questione geopolitica e che è necessaria un’integrazione molto più rapida dei paesi interessati. L’Europa, sin ad ora, ha fatto troppa melina. Alla fine dell’incontro di Lubiana nessuno ha gioito, tranne la Serbia che ha mantenuto il ruolo di leader in quest’area strategica e poco propensa a far parte della grande famiglia europea. Meglio soli che male accompagnati, si sente dire a Belgrado.
L’incontro tra Pahor e la von der Leyen è servito pure per una disamina sulla prossima presidenza slovena. Pahor ha assicurato che nonostante l’aumento dell’incertezza politica interna, la Slovenia si è preparata seriamente nell’assumere la presidenza del Consiglio dell’UE. Lubiana è rimasta una sostenitrice attiva dell’idea europea, del rafforzamento dell’UE e del suo allargamento. Il Presidente Sloveno, forse, è stato un po troppo ottimista nell’illustrare la situazione politica in Slovenia. Da più di un anno lo stato vicino è governato da un esecutivo fragile che continua a perdere pezzi. La maggioranza che sostiene il governo di Janez Janša si è sfaldata e non ha più i voti per governare in tranquillità. Il Presidente del Parlamento Igor Zorčič, transfugo dal Partito del Centro Moderno, una delle tre forze di maggioranza, è nel mirino degli ex alleati che hanno tentato già per due volte, senza successo, a togliergli la presidenza del “Državni zbor”.

In questa confusione politica e istituzionale il primo luglio toccherà a Lubiana la presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione europea. Per alcuni commentatori politici non ci si deve aspettare dei contraccolpi in politica interna durante i sei mesi della presidenza. Infatti il premier Janez Janša è un politico navigato e sa che durante il prossimo semestre dovrà mantenere una certa stabilità interna, lontano dal populismo di destra, che lo contraddistingue e per cui ogni fine settimana decine di migliaia di Sloveni organizzano proteste pubbliche.
Intanto i lavori preparativi per la presidenza slovena sono terminati e hanno l’assenso di Bruxelles. Si tratta della lotta agli effetti della pandemia, il ripristino del normale funzionamento delle società europee e la ripresa economica. Sono previste misure per promuovere una crescita sostenibile e inclusiva, tenendo conto della transizione verso un’economia verde e la trasformazione digitale. Uno dei compiti sarà anche quello di migliorare la resilienza dell’Europa alle crisi e di elaborare piani di emergenza come pandemie, attacchi informatici globali e pressione migratoria.
Tra le priorità di politica estera, come detto, ci sono i Balcani occidentali. Il programma semestrale della presidenza è diviso in due parti. La prima copre una panoramica di tutte quelle questioni alle quali ciascun paese desidera prestare particolare attenzione durante la presidenza del Consiglio dell’UE. La seconda parte, molto più ampia, segue in gran parte la cosiddetta agenda ereditata. Si tratta di atti che sono già all’ordine del giorno del Consiglio UE o che saranno sottoposti all’esame della Commissione europea durante la presidenza slovena. Se durante la prima presidenza alla Slovenia é stato perdonato qualche scivolone, la prossima sarà più impegnativa anche per la difficoltà dei temi trattati.

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