A piedi e con gli occhi all’insù, via Leopardi già via dell’acquedotto

di Enzo Dall’Osto

Nella primavera del 2020 il Covid19 ci ha costretto a passare molte settimane in casa, con poche certezze e molti disagi. Uno stress psicofisico senza precedenti, in assenza di un nuovo orizzonte e con i dubbi di come poteva evolvere una situazione sanitaria che ormai era diventata globale.
Ma appena i Dcpm ci hanno permesso di andar fuori dalla porta sono ricominciate le uscite in bici e le passeggiate anche se limitate al proprio isolato o al perimetro cittadino. Strade senza traffico ed una atmosfera inusuale hanno fatto riscoprire la bellezza della città: del suo verde, i segni della memoria, la storia e l’architettura. Ed proprio grazie alle limitazioni del traffico veicolare che una dorsale stradale come la via Giacomo Leopardi ha messo in luce le sue prospettive e tanti piccoli gioielli. Normalmente per chi arriva in macchina dalla salita di via Italico Brass ”scollina” su largo Culiat per percorrere poi, in lieve discesa, la via Leopardi con incedere spesso veloce per arrestarsi sulla nuova rotatoria e poi uscire dalla città. Questi celeri spostamenti, in macchina, non ci permettono di apprezzare quanto di bello si trova sul percorso che ai suoi lati ci offre una particolare visione di piacevoli architetture di una città di vocazione “mitteleuropea”.
Villa Louise. Questa panoramica deve necessariamente iniziare dal seicentesco “Palazzo Studeniz” noto anche come “villa Louise”, attualmente inutilizzato e in preoccupante stato di conservazione, pur essendo una delle costruzioni più significative nel patrimonio architettonico della città. L’edificio presenta i caratteri di una palazzina residenziale di periferia, in quanto all’epoca della sua edificazione si trovava molto distante dal perimetro urbano, collocata al limite del ripido pendio che scende verso il corso del torrente Corno che, in questi mesi, è interessato da interventi di rinaturalizzazione e trasformazione in nuovo parco cittadino, grazie a importanti finanziamenti regionali. Anche sulla “villa Louise” a gennaio del 2018 la Fondazione Coronini, in qualità di proprietario, ha avviato i lavori di restauro delle coperture del corpo centrale e delle due torrette laterali dell’edificio, sempre mediante finanziamenti pubblici. Tale intervento è stato completato ma sono
indispensabili ulteriori fondi per garantirne il suo riutilizzo. A questo proposito ci sono molte intenzioni e dichiarazioni, da parte dell’amministrazione comunale, anche in vista del 2025 per Nova Gorica e Gorizia – Città Europea della Cultura, auspicando che non si ripeta quanto è successo alla “villa Ritter” di Straccis ristrutturata ma inutilizzata da anni.

Villa Sussi. A pochi metri di distanza da “villa Louise”, s’incontra al civico 2 la bella “villa Sussi” edificata negli
anni 1920 su progetto dell’ing. Heiland per due appartamenti, ma l’intera costruzione fu parzialmente portata a termine dal nuovo proprietario dott. Sussi solo nel 1929. Sul retro della villa fu realizzato un bellissimo giardino all’italiana, ormai in decadenza, dove un esperto giardiniere mise a dimora decine d’alberi, fra cui alcune essenze resinose. Di particolare la villa presenta sul fronte strada una curiosità, infatti in una lunetta, si può vedere dipinto lo stemma della città di Gorizia emblema che veniva posto solamente su edifici di proprietà del Comune. Questa opera ricorda che il dott. Sussi fu podestà di Gorizia dal 1943 al 1944.

Ex sede del Provveditorato agli studi Ecco che proseguendo, subito dopo l’incrocio con via Ippolito Nievo, ci imbattiamo in un edificio con un portale d’ingresso imponente ed il piano d’accesso in pietra, decorato con ornamenti fogliari in pieno stile liberty, già sede della “Cassa ammalati” e successivamente del Provveditorato agli studi da decenni è tristemente chiuso. Questa palazzina fu costruita nel 1914 su progetto dell’architetto Gino Zaninovich ed è l’ennesima struttura, non valorizzata, che si trova in città.

Casa con torretta panoramica Anche la successiva palazzina risulta interessante, difatti al n°8 troviamo una bella costruzione con una torretta panoramica eretta dal conte Benno Formentini sulla quale spicca, al terzo piano, lo stemma nobiliare dei conti che raffigura tre cinghiali posti uno sopra l’altro.

Retro della chiesa del Sacro Cuore Quasi di fronte troviamo il retro della chiesa, “la chiesa di mattoni”, il cui primo progetto fu elaborato nel 1891 dall’architetto goriziano Emilio Pelican e dal triestino, specialista in costruzione di chiese, arch. Enrico Nordio. Nell’idea originale si prevedeva una costruzione grandiosa, il tutto sotto gli auspici dell’Imperatore Francesco Giuseppe, ma poi scoppiò la guerra 15/18. Dopo anni il progetto originale fu ridimensionato e della ripresa dei lavori se ne occupo l’arch. Max Fabiani con ben tre progetti, datati 1928, 1930 e 1931. Ma mancarono i fondi e non si riuscì a finire i lavori ed a consacrare il tempio ai giovani caduti del conflitto mondiale. La chiesa, come la vediamo oggi è stata consacrata da monsignor Carlo Margotti il 15 giugno 1938, anno della visita del Duce a Gorizia e di decina di inaugurazioni e tagli di nastri !

Scuola media “Vittorio Locchi” Completiamo la nostra passeggiata osservando le facciate della scuola media “Vittorio Locchi”, che è diventata una struttura scolastica unica congiungendo con un passaggio vetrato la struttura dell’ex GIL di largo Culiat e la scuola elementare, edificata nel 1914 durante l’impero austroungarico, di via Leopardi. Ed è qui che, solamente a piedi e con gli occhi all’insù, possiamo notare, in prossimità della linda del tetto e su tutti i quattro lati dell’edificio, dei motti che qualcuno sostiene di dannunziana ispirazione: Ama il lavoro – Onora la virtù – Coltiva la mente – Tempra la volontà – Educa il cuore – Onora la patria stanno scritti a perenne esortazione!

Frasi auliche per quei tempi che probabilmente non sono di riferimento ed emulazione per chi ci amministra e per il “graffittaro” che si firma WLC , che da mesi sta “lordando” tutta la città di scarabocchi, eseguiti impunemente anche di giorno con lo spray nero. Se le autorità non agiscono tempestivamente WLC continuerà con il suo “progetto” di abbruttimento del territorio che forse è un modo di fare “arte” che capisce solo lui per preparare Gorizia all’appuntamento culturale del 2025. Le riflessioni che emergono a seguito di questa interessante passeggiata, che vi invitiamo fare, stimolano ad affermare che dalla pandemia Covid, pur con difficoltà, ci stiamo difendendo, anche perché la Scienza ha trovato una soluzione mediante i vaccini. Ma purtroppo non esistono “vaccini” per arginare l’inerzia politica, l’incapacità amministrativa e la mancanza di attenzione e rispetto per la cosa pubblica.

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