I Cobenzl: Gorizia al cuore dell’Europa

di Lucia Pillon

Si è svolto il 4 e il 5 dicembre scorso, in modalità online, il convegno “Gorizia al cuore dell’Europa: i Cobenzl, uomini di stato, diplomatici e mecenati al servizio degli Asburgo”, parte del progetto organizzato dall’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei di Gorizia (ICM Gorizia) in collaborazione con il Centro Studi Politici, Economici e Sociali “Sen. Antonio Rizzatti”. La realizzazione del progetto si è potuta giovare di più contributi: della Regione Friuli-VG, della Fondazione Cassa di Risparmio, dell’Arcidiocesi, dal Comune, della Cassa
Rurale e Artigiana del Friuli VG. Ampio il numero degli studiosi coinvolti, che sono stati individuati da Federico Vidic e Alessio Stasi, componenti di un comitato scientifico cui ho partecipato con ruolo di supporto, limitatamente
al lavoro di identificazione e descrizione di fonti locali utili alla ricerca.
Accanto agli istituti goriziani (Archivio di Stato, Biblioteca Statale Isontina, Fondazione Palazzo Coronini Cronberg, Istituto di Storia Sociale e Religiosa, Musei Provinciali/ERPAC) Vidic e Stasi sono riusciti a coinvolgere università
ed enti culturali internazionali. L’insieme delle rispettive sedi, individuate in una carta geografica, compone una trama estesa all’Europa: Trieste, Udine, Vienna , San Pietroburgo , Padova, Amburgo, Vienna, Minsk (Bielorussia),
Parigi, Lubiana, Venezia, Koper/Capodistria , Maribor , Nova Gorica.
È stata questa, del resto, la dimensione ambita dai Cobenzl, noti a Gorizia soprattutto per il palazzo dall’elegante facciata rinascimentale che si affaccia sulla piazzetta dell’Arcivescovado. Sorto nel 1587 per volontà di Giovanni Cobenzl (ca 1530-1564) fu destinato – quando era ormai pervenuto ad Agostino Codelli (1683-1749) – a sede del nuovo episcopio, in funzione dell’arcidiocesi goriziana istituita con bolla pontificia del 6 luglio 1751, la
stessa che sopprimeva la diocesi patriarcale di Aquileia.
Gli esponenti della famiglia Cobenzl furono uomini diligenti, tenaci, ambiziosi, sicuramente capaci, tanto di costruire le rispettive carriere, quanto nel tessere reti di relazioni e parentele utili a favorire la crescita del proprio
gruppo familiare in ricchezza, potere e prestigio. Furono attivi dal Cinque all’Ottocento in Carniola (corrispondente grossomodo all’attuale Slovenia) e nella vicina contea di Gorizia, come a Roma e al di là delle Alpi, nell’Europa
centrale e orientale, fino alla Russia, e nei Paesi Bassi austriaci, il discontinuo territorio che, durante il Settecento, aveva unito buona parte dell’odierno Lussemburgo alla parte occidentale del Belgio attuale. Rivestirono ruoli di primo piano nell’ascesa della Monarchia asburgica, servendone i sovrani fino a intrattenere con loro rapporti di familiarità – Filippo Cobenzl (1741-1810) fu intimo amico dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo, che accompagnò nel viaggio in “incognito” compiuto in Francia nel 1777. Interagirono con grandi personalità: da sant’Ignazio di Loyola a Ivan il Terribile, dalla grande imperatrice Caterina II di Russia a Napoleone Bonaparte – di fronte a lui, all’atto della firma del trattato di pace sottoscritto a Campoformio il 17 ottobre 1797, e che segnò la fine della Repubblica di Venezia, era stato Luigi Cobenzl (1753-1809) a rappresentare l’Austria. “Storia con la S maiuscola che quasi nessuno conosce”, insomma, come recita il testo del commento inviato da Lamberto Focardi nel corso del convegno.
Materialmente conservano la loro memoria grandi edifici, dal famoso Cobenzl sul Reisenberg, da cui si gode uno dei più bei panorami sulla città di Vienna, alle tante architetture in cui la loro committenza si espresse nei territori
a noi più vicini: a Prosecco, Štanjel/San Daniele del Carso e Mossa, nei palazzi di Lubiana e di Hošperk, nei castelli di Predjama, Logatec e Ribnica, nella villa di Lože. Oltre ad architetture, lapidi, arredi, collezioni di dipinti, stampe e volumi, della loro vicenda testimoniano anche le carte. Molte si trovano a Vienna, conservate presso gli archivi della corte degli Asburgo, al pari dei documenti di tutti i personaggi che vi furono attivi. Altre sono disperse
in archivi europei: a Bruxelles, per esempio, il Musée Royal de l’Armée et d’Histoire militaire conserva migliaia di pezzi riguardanti la famiglia Cobenzl e che vi sono pervenuti perché contenuti nell’archivio di Georges Englebert
(1926-1995), cultore di storia militare, dal 1949 al ’58 consigliere e conservatore del Musée de l’Armée di Bruxelles, appunto, poi addetto alla cultura presso l’ambasciata belga di Vienna.
Era stato, Englebert, uno dei tanti corrispondenti di Guglielmo Coronini Cronberg (1905-1990), cui si era rivolto all’inizio degli anni Settanta nel corso di ricerche dedicate a nobili legati alla corte degli Asburgo, quali il principe
belga Charles Joseph de Ligne (1735-1814) e il conte Karl von Zinzendorf (1739-1813); entrambi erano stati in relazione con i Cobenzl. Perché rivolgersi, a questo riguardo, proprio al conte Coronini? Perché nel 1810,
quando la famiglia Cobenzl si era estinta con la morte di Filippo, ne era divenuto l’erede il conte Michele Coronini Cronberg (1793-1876). I beni, e con quelli l’archivio familiare dei Cobenzl (oggi parte del fondo Coronini Cronberg,
conservato nell’Archivio di Stato di Gorizia), erano perciò confluiti in quelli della famiglia del conte Guglielmo, di cui i rapporti con Georges Englebert continuarono negli anni, evolvendo in un rapporto di mutuo sostegno negli studi e nell’organizzazione di eventi culturali. Vi era sottesa la ricerca di ricomporre un patrimonio che, da subito un complicato processo di successione, poi una serie di difficoltà economiche, da ultimo le distruzioni collegate ai conflitti mondiali avevano contribuito a disperdere; accanto a
quello stava il desiderio di ricomporre una storia.
Più ricerche presentate nel corso del convegno permettono ora, idealmente, di ricostruire quel quadro. Per chi ne fosse interessato, i video delle 4 sessioni del convegno sono disponibili su piattaforma You Tube, al canale ufficiale dell’ICM Gorizia. Degli atti del convegno la fase finale del progetto prevede la composizione e la stampa; il volume sarà diffuso tramite Sistema Bibliotecario Nazionale in collaborazione con la Biblioteca Statale Isontina. Una pubblicazione da non perdere in una realtà, Gorizia e Nova Gorica,
che ha meritato il titolo di “Capitale europea della cultura 2025”.

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